a Villa San Cerbone (Figline Valdarno)
Sabato 21 dicembre 2024
Dopo la visita al bellissimo Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze, ho seguito con attenzione le proposte di aperture e tour in altri luoghi della Toscana e, quando finalmente il mio calendario è stato più libero, ne ho approfittato per prenotarmi all’appuntamento di dicembre all’Ospedale Serristori di Figline Valdarno, dove sono andata con mia mamma…
Negli ultimi anni la Fondazione Santa Maria Nuova di Firenze ha intrapreso un’importante opera di valorizzazione non solo del proprio percorso museale, ma anche di altri ospedali, tra cui quello di Serristori, ubicato nella Villa San Cerbone, posta in un punto un po’ rialzato rispetto al resto della città.
La visita guidata è durata circa un’ora ed è stata molto interessante, anche grazie ad una guida appassionata e briosa. Per la partecipazione è stato chiesto un contributo di 5 euro… assolutamente ben spesi!
STORIA
Trovandoci di fronte a questo grande edificio rimaniamo un po’ confusi: ospedale o villa? Il cartello, infatti, ci indica che siamo arrivati a Villa San Cerbone. L’ospedale fondato nel 1399, grazie a ser Ristoro, ricco notaio della famiglia Serristori, sorgeva originariamente nel centro cittadino, proprio nella piazza principale di Figline, dove rimase fino al 1890, quando fu trasferito nell’attuale sede di Villa San Cerbone. Ma andiamo con ordine…
Il luogo scelto per la prima edificazione non era casuale: nella piazza sorgevano sia il Comune sia la Chiesa principale; l’ospedale si poneva, quindi, in una posizione di grande importanza, accanto ai due poteri forti del tempo. Come gli altri ospedali del periodo, anche questo, dedicato alla Santissima Annunziata, era utilizzato soprattutto per l’ospitalità di poveri, indigenti e pellegrini (solo Santa Maria Nuova a Firenze nacque fin da subito con uno scopo sanitario; ve ne abbiamo parlato qui.)
Nel Trecento a Figline vi erano ben otto ospedali: quello privato dei Serristori e gli altri gestiti direttamente dal Comune. Tuttavia, già nel Quattrocento la quantità era dimezzata. L’Ospedale Serristori era attrezzato con 12 letti, che potevano contenere dalle due alle quattro persone ciascuno: era, perciò, in grado di ospitare un buon numero di persone e, per questo, considerato di grandi dimensioni.
Ma chi erano i Serristori? Si trattava di un’importante famiglia originaria di Figline e trasferitasi a Firenze, dove aveva trovato fortuna nell’attività artigiana e sopratutto notarile. Fondamentali furono alcuni matrimoni ben combinati (persino con i Medici!).
Nel 1399 ser Ristoro Serristori fu il fautore della fondazione di un ospedale privato nel centro della città. Il momento storico era travagliato a causa di numerosi contrasti; in Francia era nata la Compagnia dei Bianchi che comandava un maggior rigore per la Chiesa. I suoi adepti si incamminarono verso Roma, passando da Figline ad agosto del 1399 (avevamo già trovato traccia del loro passaggio dalla Toscana durante la mostra ad Empoli dedicata a Masolino.) In ottobre fu fondato l’ospedale… Non ci sono prove che i due avvenimenti fossero collegati; tuttavia, ser Ristoro era molto sensibilizzato, anche grazie al fatto di aver redatto l’atto notarile per l’Ospedale di Bonifazio a Firenze. I notai, inoltre, avevano una fama negativa per la propria professione ed era necessario che svolgessero azioni per redimere la propria anima.
Questo poteva essere uno dei motivi della fondazione dell’ospedale… L’altro era sicuramente legato alla volontà di mostrare il potere sul territorio, com’è dimostrato dalla scelta della piazza principale. Nato come Ospedale della Santissima Annunziata, perse velocemente tale nome e divenne Ospedale Serristori; si tratta di uno dei pochi esempi di ospedale privato rimasto tale fino al Novecento, dato che la famiglia ne ha conservato la gestione fino al secolo scorso.
Oltre ad essere un luogo di ospitalità, assunse presto anche il ruolo di cura dei malati, sebbene utilizzasse il servizio di farmacisti e medici presente a Figline, senza averne di interni. Ampliate le funzioni, nel Cinquecento fu creata una spezieria, entrata in funzione nel 1523.
Costante fu l’aiuto femminile per accogliere e accudire i malati, sebbene solo nel Cinquecento vi si insediarono le Oblate, un ordine di suore costituitosi a Santa Maria Nuova. In seguito agli ampliamenti nel corso del tempo, ad esse fu dato in gestione il servizio della spezieria, oltre all’impegno nella produzione tessile, per la quale disponevano addirittura di bachi da seta.
Nel Seicento l’edificio fu ampliato con l’aggiunta di un loggiato e di una decorazione ad affresco. Dai 12 letti iniziali nel Settecento si raggiunsero i 200 posti: era impossibile per l’ospedale rimanere a lungo nel centro del paese per questioni sia logistiche sia igieniche. Nel 1890, quindi, i Serristori acquistarono Villa San Cerbone e vi trasferirono l’ospedale…
Questa dimora fu costruita nel Trecento dai Franzesi della Foresta, in un terreno proprio accanto a quello posseduto dai Serristori. Avendo fatto fortuna in Francia, la famiglia aveva assunto il nome di “Franzesi”, cioè francesi, e aveva scelto i Serristori come notai; inoltre, vi era una parentela con Bonifazio Lupi, colui che aveva fondato l’omonimo ospedale fiorentino del quale ser Ristoro aveva curato l’atto.
Furono, quindi, i Franzesi della Foresta a dare il nome a Villa San Cerbone, sebbene non sia chiaro il motivo… Il santo, infatti, è legato all’Africa, da cui arrivò nella zona di Populonia, ma raramente è oggetto di culto nell’entroterra. È stato ipotizzato che qui sorgesse un antico romitorio, forse appartenuto a eremiti provenienti dal mare… Tuttavia, anche la vicina chiesa di Poggio alla Croce è intitolata a San Cerbone!
Del nucleo originario costruito dai Franzesi rimane adesso il chiostro. I Serristori acquistarono il palazzo dopo la bancarotta della famiglia e il passaggio al convento di Sant’Apollonia: comprano, quindi, ciò che prima avevano gestito con atti notarili. Nel Cinquecento, però, la villa passò alla famiglia Salviati attraverso un matrimonio: Costanza Serristori sposò lo zio del Granduca Cosimo I, Alamanno Salviati.
Furono i Salviati a realizzare la maggioranza delle modifiche nella dimora, che rimase in loro possesso per circa duecento anni. Alla fine del Settecento, quando il ramo della famiglia si estinse, la proprietà passò in diverse mani e fu acquistata persino da Raffaello Lambruschini, agronomo e pedagogo, Presidente dell’Accademia dei Georgofili nel 1865. Alla sua morte, i Serristori si riappropriarono della villa e vi trasferirono il loro ospedale, mantenendone il controllo fino alla metà del Novecento.
LA VISITA
La nostra visita inizia proprio davanti all’entrata dell’ospedale, che si presenta con la facciata della villa modificata e abbellita nel corso dei secoli. In particolare, spicca una Madonna col bambino della Manifattura Cantagalli, celebre manifattura ceramica di Firenze, attiva tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento. Si tratta di una delle varie terrecotte invetriate che decorano anche altri spazi interni dell’edificio.
La cappella
Entrando dal portale ad arco su cui campeggia la scritta “Spedale Serristori”, ci troviamo in un piccolo ingresso dove si apre la porta della cappella, utilizzata dalle suore che continuano a lavorare all’interno dell’ospedale. Quando quest’ultimo fu spostato, infatti, fu riedificata anche la piccola chiesa, a somiglianza di quella originaria.
L’ambiente è molto raccolto e interamente concentrato sul dipinto dietro l’altare: una tela giovanile di Ludovico Cardi, detto il Cigoli, raffigurante l’Annunciazione e databile intorno al 1580. Il tema scelto richiama il primo nome dato all’ospedale, che, appunto, era dedicato alla Santissima Annunziata. Il Cigoli era influenzato dall’ambiente e dalle direttive della Controriforma, che prescrivevano un messaggio chiaro e privo di orpelli; tuttavia, spiccano i forti colori accesi e i panneggi un po’ svolazzanti.
In dialogo con tale opera, ammiriamo una bellissima vetrata, commissionata nel 1890 ad una bottega di Monaco di Baviera: torna il tema dell’Annunciazione, stabilendo un ponte tra passato e presente, la vecchia sede dell’ospedale e quella nuova.
Ai lati della cappella possiamo vedere due tele settecentesche di Niccolò Francesco Lapidi: una raffigura il trapasso di San Giuseppe, mentre nell’altra è dipinta l’apparizione della Madonna a San Filippo Neri.
Originariamente nella cappella si trovava un importante trittico, di cui rimane adesso solo la parte centrale, conservata nella spezieria, mentre le due laterali appartengono a collezioni private…
Chiostro e altri ambienti
Usciti dalla piccola chiesa, torniamo nell’androne di ingresso, che conduce al chiostro e alle cui pareti sono affisse numerose lapidi. Esse raccontano la storia della famiglia Serristori e sottolineano la sua importanza. Ci soffermiamo su alcune: in una è ricordato l’episodio della cospirazione contro i Medici, mentre in un’altra è narrato come qui si sia rifugiata Veronica Cibo dopo aver servito al marito infedele, Jacopo Salviati, la testa dell’amante, Caterina Canacci (questa storia ci era già stata raccontata durante la visita a Villa Salviati a Firenze). La leggenda narra che il fantasma di Veronica (o di Caterina?) ancora si aggiri tra i corridoi dell’ospedale…
Da questa villa passò anche Margherita d’Orleans, moglie di Cosimo III, prima di tornare in Francia, e poi la Principessa del Piemonte. Ciò testimonia l’importanza di questo luogo, nonostante la lontananza da Firenze…
Arriviamo nel chiostro, il nucleo originario della dimora e dove possiamo osservare il passaggio tra i diversi proprietari. Grande, in terracotta, notiamo lo stemma Serristori, mentre sopra le porte campeggia quello dei Salviati e sui capitelli si scorge lo stemma dei Franzesi! Questa decorazione trecentesca è molto particolare: secondo la tradizione si trattava di conchiglie (non a caso è noto come Chiostro delle Conchiglie), ma un motivo marino e simbolo di pellegrinaggi pare strano in questo chiostro… L’ipotesi adesso più accreditata è che i capitelli siano decorati con foglie estremamente stilizzate, forse di acanto.
Altre lapidi affisse al muro sulla destra ricordano il passaggio dei Savoia, mentre al centro troneggia il busto in bronzo eretto nel 1899 a ricordo di ser Ristoro.
La porta in legno, con la scritta “Convento”, è affiancata da una ruota con una struttura in legno e una campana da suonare: qui erano lasciati gli infanti (famosa è la ruota dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze).
Entriamo nel disimpegno, dove vediamo un’altra terracotta, raffigurante l’Annunciazione, e proseguiamo fino alla terrazza sul retro, da cui scendono due rampe di scale e si apre un piccolo giardino. Volgendo lo sguardo indietro distinguiamo la parte centrare dell’edificio, corrispondente al complesso originario, e le due ali laterali, aggiunte nell’Ottocento.
Tornando sui nostri passi e varcando una piccola porta facciamo il nostro ingresso nel vero gioiello dell’Ospedale Serristori…
La spezieria
Istituita fin dal 1523, la spezieria era composta da più ambienti, dato che vi si lavorava con acqua e fuoco; ne rimane solo uno, una stanza piuttosto piccola ma ricchissima di decorazioni, vasi e cassetti. L’allestimento è ottocentesco e ci colpisce in tutta la sua meraviglia!
Le spezierie contenevano erbe e medicinali, secondo le credenze del tempo, ma erano frequentate anche da altre figure come i pittori (lo abbiamo visto durante la visita guidata all’Ospedale di Santa Maria Nuova).
In tanta abbondanza di oggetti e particolari, ci soffermiamo immediatamente sul soffitto, decorato con vari stemmi, e, sotto, sui ritratti di personaggi importanti della famiglia Serristori e non solo. In un angolo distinguiamo il ritratto di Luigi Alamanno, che nel 1522 aderì alla congiura antimedicea di Iacopo Cattani da Diacceto e che era già stato nominato in una delle lapidi all’ingresso. Su un altro lato compare Raffaello Lambruschini, oltre ad Antonio Serristori, che ebbe un’idea fondamentale: mise l’ospedale sotto l’egida dell’ordine militare di Santo Stefano (riconosciamo il suo simbolo, la croce), garantendo che fosse conservato privato e impedendo che fosse acquistato da altre compagnie o soppresso.
Le pareti sono stipate di vasi, mentre spicca l’oro della Madonna in trono col bambino: si tratta della parte centrale di un trittico del 1399 attribuito a Giovanni di Tano Fei; purtroppo, le due parti laterali sono ora conservate in collezioni private, ma sappiamo che raffiguravano San Giovanni Battista e San Jacopo (dal nome del padre di ser Ristoro) da un lato e Sant’Andrea e Sant’Antonio Abate dall’altro.
La preziosità maggiore della stanza è senza dubbio costituita dai numerosi contenitori: la maggioranza in terracotta invetriata e una serie in vetro, conservati nel medesimo armadio con vetrina. Si tratta di oggetti realizzati nel Settecento. Ci colpiscono in particolare le forme, realizzate come pezzo unico per imprigionare le essenze volatili.
I vetri sono decorati secondo un motivo tipicamente veneto: la tradizione artigiana fu portata a Firenze nel Cinquecento grazie a Cosimo I, che fece giungere in città le maestranze che insegnassero la tecnica ai vetrai fiorentini. Non ci sorprende, dunque, che i Serristori possedessero pure una vetreria!
Leggiamo alcune delle etichette: corallo rosso, sangue di drago (estratto vegetale con proprietà astringenti), sale inglese, olio di sasso (ovvero petrolio, usato per curare mal di testa, epilessia e dolori). In molti contenitori è ancora rimasto del materiale sul fondo… sarebbe molto interessante analizzarlo! Le ante sotto la vetrina ospitano alcune cassette serrate perché destinate a contenere veleni, oltre a oggetti e pietre preziose.
Il resto dei contenitori della spezieria sono maioliche invetriate provenienti in primo luogo da Montelupo e, successivamente, da produzione senese. I vasi più antichi furono prodotti dalla Manifattura di Montelupo e si riconoscono per una decorazione a palmette (fine Cinquecento), che si evolse in foglie e grottesche, secondo un motivo molto diffuso in Italia. Questi contenitori si trovano nell’altra vetrina, e si riconoscono anche per l’assenza dello stemma Serristori, al contrario di quelli di produzione senese.
Alla fine del Cinquecento e all’inizio del Seicento, infatti, la farmacia non era ancora stabile e i prodotti provenivano da altri ospedali: possiamo distinguere, infatti, lo stemma di Santa Maria Novella, quello dei domenicani, insieme alla data 1620. Quando era acquistato un medicinale, era comprato insieme anche il contenitore…
La maiolica invetriata è particolarmente utile nelle spezierie perché non assorbe, è isolante, mantiene costante la temperatura, non è costosa e non permette il passaggio della luce. Le forme dei contenitori sono tipiche: albarelli, ampolle e orcioli. Dove distinguiamo lo stemma, riconosciamo una produzione interna… Alcune ceramiche sono meno belle, sebbene sempre provenienti da Montelupo, poiché nel tempo tale manifattura era decaduta; non a caso, sarà soppiantata da quella senese, i cui prodotti sono più accurati.
Nello scomparto sotto la vetrina delle maioliche erano conservati degli occhiali: a Figline, infatti, fu trovata la cura per il tracoma oculare e la città divenne centro di riferimento per la cura degli occhi.
Gli armadi sono settecenteschi, mentre le vetrine furono poste successivamente; tutto intorno notiamo numerosi cassetti in legno di epoca successiva, con sopra indicato ciò che contenevano (alcuni materiali sono ancora oggi conservati).
Infine, l’arredamento è composto da alcune sedie e due tavoli, sopra ai quali sono sparse delle carte. Una, in particolare, settecentesca, ci mostra la Toscana, l’orografia di un tratto dell’Arno. Notiamo che le sue avevano usato i tessuti a disposizione per rivestire le pagine, così da proteggerle dalla corrosione dell’inchiostro; vediamo che si tratta di materiale di riuso perché vi è un inizio di decorazione. Fino all’Ottocento, infatti, le suore si occupavano della spezieria, mentre poi fu affidato ad uno speziale.
Si conclude così la nostra visita all’Ospedale Serristori, una vera scoperta! Siamo sempre felici di ammirare bellezze ben valorizzate grazie a visite guidate, decentrate rispetto ai luoghi più turistici, ma che ci raccontano molto della nostra storia e del nostro territorio…
INFORMAZIONI
- Ospedale Serristori: https://www.uslcentro.toscana.it/index.php/ospedali/ospedale-serristori
- Visita a cura della Fondazione Santa Maria Nuova: https://www.fondazionesantamarianuova.it/visita-la-spezieria-del-serristori/
- Fondo Ambiente Italiano: https://fondoambiente.it/luoghi/antico-ospedale-serristori-villa-di-san-cerbone?ldc
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