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IN BICICLETTA TRA VAL DI FIEMME E FASSA

Da Cavalese a Vigo lungo la ciclabile sul torrente Avisio

Mercoledì 13 agosto 2025

Chi mi conosce sa che non amo andare in bicicletta. Non si tratta tanto della fatica fisica e del poco allenamento, ma proprio non mi ha mai appassionata vedere scorrere i paesaggi e non fermarmi, sobbalzare sui sentieri sterrati, preoccuparmi della velocità o della possibilità di cadere… Tuttavia, da quando Lorenzo mi ha convinta a fare alcuni tentativi e soprattutto da quando ho acquistato dei comodi pantaloncini per ciclisti, cerchiamo di organizzare una gita in bicicletta almeno una volta l’anno, soprattutto in Val di Fiemme.


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Lunghezza complessiva68,7 km
Tempi di percorrenza6h
Dislivello743 m.
Grado di difficoltàMedio
SCHEDA TECNICA

Introduzione

Il nostro percorso:

Da qualche anno io e Lorenzo, il mio compagno, desideravamo pedalare sulla pista ciclopedonale che collega la Val di Fiemme con la Val di Fassa e che è ben visibile anche dalla strada che spesso percorriamo in auto. Si tratta di una lunga striscia di asfalto (i tratti sterrati sono pochissimi) che corre prevalentemente vicino al torrente Avisio per ben 48 km, da Molina di Fiemme fino a Canazei/Alba di Canazei, attraversando boschi e prati, ammirando le cime delle montagne e riconoscendo i borghi e le città delle due valli.

A seconda del percorso realizzato e del tipo di bicicletta, questa pista ciclabile può essere adatta a tutti: dai più esperti alle famiglie con bambini, da chi porta il risciò con il proprio cane a chi è un turista curioso. Il tracciato è ben segnato e attrezzato con aree picnic, fontanelle di acqua fresca, bar e punti ristoro, colonnine per la ricarica elettrica e persino parchi gioco… Con un po’ di programmazione o lasciandosi guidare dall’ispirazione del momento è possibile fare delle deviazioni per visitare i paesi o per cambiare leggermente il percorso, mantenendosi sempre su piste ciclabili.

Cavalese - veduta panoramica.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Lorenzo e Federica alla Cascata di Cavalese.

Prima di raccontarvi la nostra esperienza, vogliamo precisare due accortezze: se si decide di percorrere la ciclopedonale da Fiemme a Fassa la strada sarà in salita all’andata e in discesa al ritorno (noi lo consigliamo, come per le escursioni), con un dislivello di 700 metri per la sola andata. In ogni caso, in estate, viene solitamente attivato un servizio di bus navetta, chiamato FIEMME & FASSA BIKE EXPRESS, con orari fissi per coprire parte dei tracciati.

Un altro consiglio utile riguarda l’attrezzatura: se non siete particolarmente allenati, ma volete “macinare chilometri”, vi consigliamo di utilizzare bici elettriche, anche quelle da città (non importa che siano mountain bike). In ogni caso, la ciclabile è percorribile con city bike, bici da corsa, mountain bike o e-bike. Inoltre, vi suggeriamo, di indossare, a parte il caschetto protettivo, i pantaloncini da ciclismo, che possono davvero migliorare la qualità dell’esperienza…

IL NOSTRO PERCORSO

Dato che la nostra casa si trova al Villaggio Veronza, abbiamo scelto di noleggiare bici e caschi al negozio Nones Sport, che si trova tra Cavalese e Castello di Fiemme. Secondo noi, è uno dei più economici, anche se non è prevista un’assicurazione sulle bici ed è necessario specificare se si vogliono dei lucchetti (noi lo consigliamo, soprattutto se si desidera fare delle soste in città).

Prenotate due bici elettriche (40 euro l’una) per l’intera giornata, siamo andati a ritirarle di buon mattino e, dopo qualche prova e aggiustamento tecnico, siamo partiti in direzione di Cavalese, lasciando l’auto nel parcheggio del negozio. Abbiamo imboccato quasi immediatamente la pista ciclopedonale che costeggia la Strada Statale delle Dolomiti e che è stata recentemente ampliata ed è particolarmente protetta dal traffico delle auto.

Antica Segheria Veneziana di Cavalese.
Chiesetta di San Valerio a Cavalese.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Lorenzo e Federica alla Cascata di Cavalese.

Svoltiamo in discesa su via degli Artigiani, non entrando in città, ma passando tra i campi e per alcune strade che abbiamo imparato a conoscere durante le nostre passeggiate (come quella da Cavalese a Castello o quella alla Chiesetta di San Valerio, che vediamo più volte spuntare nel panorama). Scendiamo in modo più brusco lungo via Avisio, che costeggia il Rio Gambis e, dopo una serie di tornanti, arriva fino all’Antica Segheria Veneziana di Cavalese (da non perdere le visite guidate).

Un comodo sottopasso ci permette di attraversare la Strada Provinciale 232 di Fiemme e su un ponte in ferro passiamo anche il torrente Avisio, arrivando in località Cascata, dove incrociamo la pista ciclopedonale proveniente da Molina di Fiemme. Qui consigliamo una sosta per ammirare lo spettacolare salto del Rio di Val Moena, circondato da un bosco di abeti rossi: un’oasi di frescura e meraviglia… La zona è ricca di sentieri interessanti e percorsi semplici, come un anello intorno alla cascata.

Imbocchiamo, quindi, la pista ciclabile compiendo un tratto che in realtà avevamo già percorso a piedi, durante la nostra escursione da Masi di Cavalese alla Cascata fino a Malga Salanzada. Alla nostra destra predomina il bosco, mentre a sinistra scorre il torrente Avisio, spesso nascosto dalla vegetazione, che talvolta si apre con scorci panoramici su Cavalese; in particolare riconosciamo la cima del campanile della Chiesa di Santa Maria Assunta, circondato dagli alberi del parco, e con suggestivi affacci sul Monte Cornon o Cornacci e sul Corno Nero e l’antica Chiesetta di San Valerio.

Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Cascata di Cavalese.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Lorenzo.

Passati gli impianti di risalita, arriviamo a Masi di Cavalese, il cui abitato rimane sulla nostra destra, mentre noi percorriamo la pista accanto al parco giochi e ai campi sportivi, dove spesso sono realizzate le feste di paese. Il nostro sguardo può spaziare dagli ultimi edifici di Cavalese ai monti Cugola, Corno Nero e Cucal (più tozzo). Ancora qualche pedalata e vediamo bene anche l’abitato di Tesero, di cui riconosciamo il campanile della chiesa oltre le cime degli alberi e i campi coltivati. Alcuni di essi sono di proprietà dell’azienda agricola Terre Altre, una fattoria sociale e didattica che organizza varie attività e in alcuni giorni è aperta per la vendita diretta.

Passata la Chiesetta del Lago di Tesero, arriviamo al Centro del Fondo, fulcro fondamentale per gli appassionati di sci di fondo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che parte del percorso ciclopedonale si trasforma in inverno nella pista per questo sport e in particolare per la manifestazione Marcialonga. In estate, qui possiamo trovare un punto con servizi e assistenza meccanica per le bici.

Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Masi di Cavalese.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - veduta su Tesero.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - veduta su Tesero e Monte Cornon.

Sempre costeggiando il bosco da un lato e i campi dall’altro, protetti dalla catena del Lagorai alla nostra destra, scorgiamo prima le poche case del borgo di Panchià e poi arriviamo al suo famoso ponte in legno, unico nel suo genere in Trentino, che collega il paese alla Valle di Cavelonte e attraversa l’Avisio nel punto in cui è più stretto ma anche ingombro di grandi massi. Sentiamo il fragore delle acque che si infrangono tumultuose e ammiriamo il ponte coperto, dove passeremo al ritorno.

Capace di resistere alle alluvioni, questa struttura era stata progettata (senza il tetto) da Valerio Paluselli di Tesero e fu costruita nel 1896 da Battista Depellegrin di Panchià (Tita Magio) per la parte in muratura e da Battista Corradini da Masi di Cavalese per la parte in carpenteria. Il tetto fu eretto probabilmente lo stesso anno e nel 1922 fu sostituita la copertura con le attuali tegole; la manutenzione è proseguita nel corso del tempo, permettendo la conservazione del ponte, che nel 2005 è entrato a far parte dei beni architettonici di interesse culturale dei beni immobili della provincia di Trento.

Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Ponte Coperto di Panchià.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - direzione verso Predazzo.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - veduta di Predazzo con Latemar.

Proseguiamo adesso verso Ziano, che rimane sull’altra sponda del torrente, mentre noi passiamo nelle frazioni di Zanolin e Roda con la Chiesetta di Sant’Anna, da cui iniziano numerose passeggiate di varia difficoltà, nella maggioranza sconosciute e piacevolmente deserte. Pedaliamo in direzione di Predazzo, che possiamo cominciare a scorgere incastonato tra i pendii delle montagne, in particolare il Monte Mulat alle sue spalle e Passo Feudo con il roccioso Latemar sullo sfondo verso la Val di Fassa.

Teniamo sempre la sinistra per arrivare fino al Biolago delle Fontanelle, che in estate è orrendamente affollato, e poi serpeggiamo tra i campi e i recinti con alcuni cavalli per giungere al ponte sul torrente Travignolo, che qui confluisce nell’Avisio, ma che prima crea la spettacolare gola di Sottosassa. Un pannello illustrativo ci racconta qualcosa di più sul ponte in ferro, una struttura storica denominata appunto El Pont de Fer, dove, fino al 10 gennaio 1963, passava il Trenino della Val di Fiemme.

La pista ciclopedonale nel fondovalle, infatti, è strettamente legata all’antico tracciato della ferrovia, ideata nel XIX secolo per lo sviluppo e il commercio trentino. La sua realizzazione, in verità, iniziò solo nel 1916, ad opera dell’esercito austroungarico, per portare rifornimenti sul fronte sul Lagorai e impiegando ben 6.000 persone. La ferrovia raggiunse Predazzo il 20 gennaio 1918 e funzionò fino al 1928 con locomotive a vapore, per poi passare alla trazione elettrica. Dopo la Prima guerra mondiale, questo mezzo era usato per il trasporto di passeggeri, legname e merci da Predazzo fino ad Ora, con un traffico che arrivò a 10 convogli al giorno.

Predazzo - biolago.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Predazzo, ponte di ferro.
Predazzo - Municipio e Chiesa di San Filippo e Giacomo.

Il trasporto su gomma ridusse l’impiego della ferrovia, che fu chiusa definitivamente il 10 gennaio del 1963. Nel 2020 questo ponte in ferro fu ristrutturato e inserito all’interno del percorso ciclabile pedonale, mentre la vecchia stazione ferroviaria della città si trova a poca distanza ed è stata anch’essa ristrutturata.

Da notare che alcuni tratti della pista ciclopedonale in Val di Fiemme ripercorrono il vecchio tracciato ferroviario e se ne possono rinvenire le caratteristiche tipiche, come il leggero e costante dislivello, ponti di ferro e tralicci, vecchie stazioni abbandonate… Ad esempio, vicino alla Chiesa di Sant’Anna della frazione di Roda (Ziano) vi è il piccolo edificio che costituiva la fermata, inaugurata nel 1952: su una facciata è visibile ancora la scritta F.E.V.F. FRAZIONE RODA – FERMATA FACOLTATIVA.

Abbiamo già parlato della Ferrovia di Val di Fiemme in alcuni articoli su escursioni in luoghi che portano una traccia della sua antica presenza: nel percorso urbano a Ziano “Museo a Cielo Aperto”, nell’escursione ad anello da Castello di Fiemme al Biotopo del Brozin e nella passeggiata panoramica da Cavalese a Castello di Fiemme.

Davanti ai possenti e seri edifici della Scuola Alpina e della Guardia di Finanza, dove sono allestite le strutture per accogliere gli atleti durante i Giochi Olimpici invernali 2026, possiamo scegliere se proseguire direttamente sulla ciclabile, a sinistra, oppure se fermarci in paese.

Predazzo - krapfen, caffè e mignon senza glutine.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - torrente Avisio dopo Predazzo.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - uno dei ponti dopo Predazzo.

Noi abbiamo deciso di fare una sosta a Predazzo, parcheggiando proprio nel centro e passeggiando tra la Chiesa di San Filippo e Giacomo, il Municipio e il Museo Geologico. Per una sosta golosa consigliamo il Bar Campanil, lungo la via principale, oppure la pasticceria tradizionale Fiori di Bosco, poco lontano. Entrambi hanno opzioni senza glutine, ma la seconda offre una fantastica scelta di mignon realizzati nel loro laboratorio…

Dopo la seconda colazione, usciamo da Predazzo e attraversiamo il torrente Avisio per tornare sulla pista ciclabile, che imbocchiamo a destra in direzione Moena. Questo tratto è uno dei più faticosi perché la salita diventa più impegnativa, ma siamo rimasti incantati dal carattere bucolico… Siamo proprio accanto alle acque del torrente e, dopo gli impianti di risalita sul Latemar, ci immergiamo nella natura, tra alberi, prati, versanti delle montagne, cime rocciose: una meraviglia!

Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Lorenzo tra Predazzo e l'impianto di risalita Latemar.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - torrente Avisio.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - verso la Val di Fassa, veduta dei monti che separano il Passo San Pellegrino.

Passato un allevamento di trote, arriviamo alla frazione di Forno, dove ha ufficialmente inizio la ciclabile nella Val di Fassa, più stretta e rocciosa della Val di Fiemme. Diamo un’occhiata alla Chiesa di San Lazzaro, che svetta alla fine della Val Sorda, tra i boschi e con lo sfondo dolomitico del Latemar. Poco più in alto di Forno, possiamo distinguere il campanile della Chiesa di Sant’Anna, isolata sulle montagne.

Dopo qualche centinaio di metri inizia una serie di graziosi ponticelli di legno e strutture di ferro, che ci consentono di passare l’Avisio rimanendo sempre al suo fianco. Distinguiamo altre montagne, tipiche della Val di Fassa: il Catinaccio con la celebre Roda de Vael, a sinistra, e Punta Vallaccia e altre cime dei monti che chiudono il Passo San Pellegrino sulla destra.

Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - Chiesa di San Lazzaro a Forno.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - laboratorio di sculture di legno.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - verso Moena.

Passiamo un laboratorio di sculture in legno, dove è possibile acquistare alcune delle opere esposte, e arriviamo al cartello che ci informa di essere a Moena. Il tratto di ciclabile che qui percorriamo è il medesimo che abbiamo compiuto durante la nostra escursione a Malga Peniola; non a caso, sul versante opposto alla ciclabile, riconosciamo la Chiesa di San Giovanni Nepomuceno prima e quella di San Giuseppe (frazione Sorte) poi.

Ci inoltriamo tra le case del centro cittadino grazie ad uno spettacolare passaggio proprio accanto all’Avisio, per sbucare al centro informazioni di Moena e zigzagare tra le vie affollate, ma meravigliosamente decorate da un’incredibile quantità di fiori. Passato nuovamente il torrente, saliamo su una ripida strada che ci conduce fuori dal paese, verso Soraga, che vediamo spuntare con il suo campanile rossastro e a bulbo. Questo tratto di ciclabile, lo avevamo già percorso a piedi durante l’inverno, ammirando lo sbalorditivo fenomeno dell’Enrosadira…

La fatica viene ripagata dalla vista sulle montagne: il Catinaccio e poi, in fondo, le alte vette di roccia del gruppo Sella e Pordoi, che paiono chiudere la valle. Scendiamo verso il Lago di Soraga (della città e della sua tradizionale festa di fine estate con la Desmoteada, vi abbiamo parlato in un altro articolo), dove è possibile fermarsi con una piccolissima deviazione sulla destra.

Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - verso Soraga.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - veduta su Soraga con cime del Catinaccio e gruppo Sella.
Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - verso Vigo di Fassa, con cime del Catinaccio.

Noi abbiamo deciso di proseguire ancora un poco, passando accanto al centro del paese, con una zona di parco giochi piuttosto affollata, e continuando ad alternare tratti di bosco, ponticelli, prati e pascoli fino ad arrivare all’altezza di Vigo di Fassa. Qui ci siamo fermati a mangiare su una delle numerose panchine il legno, prendendo il sole e ammirando il panorama sui versanti coperti dal verde della vegetazione che poi lascia spazio alle rocce.

Il paese di Vigo è quasi invisibile da questa prospettiva, ma si riconoscono gli impianti di risalita, quelli che abbiamo preso per la nostra escursione alle Torri del Vajolet e al Rifugio Re Alberto I. Chi desidera continuare, può farlo verso Pozza di Fassa, che dista solo 3/4 km, ma noi abbiamo preferito rientrare a causa del tempo incerto.

Per il ritorno un’opzione è quella di ricalcare il percorso dell’andata. Tuttavia, dato che ci piace variare, abbiamo deciso di creare delle alternative, gradevoli e persino meno faticose… In primo luogo, tornando verso Moena, vi sono delle piccole ma piacevoli deviazioni nel bosco, dove vi è maggiore frescura e qualche sali-scendi divertente.

Pista ciclopedonale Fiemme e Fassa - tratto in Val di Fassa.
Pista ciclabile in Val di Fiemme con veduta sulla catena Lagorai.
Pista ciclabile in Val di Fiemme - Ponte Coperto di Panchià.

Arrivati a Moena, costeggiamo l’Avisio dal lato opposto rispetto all’andata, proprio sotto alla ben visibile e suggestiva Chiesa di San Vigilio. Riprendiamo, poi, il nuovo tratto di pista ciclabile che passa sotto ad un ponticello e ci allontana dalla città in direzione della frazione di Forno e poi di Predazzo. Qui non siamo entrati nel centro, ma abbiamo continuato lungo il corso d’acqua fino ad arrivare al ponte di ferro.

Dopo qualche decina di metri tra le case, invece di proseguire dritto tra i campi, abbiamo imboccato la larga ciclabile a lato di via Fiamme Gialle fino ad attraversare nuovamente l’Avisio e a procedere a lato della strada statale. Il percorso è molto diverso rispetto all’andata: non ci sono boschi, ma siamo vicini al torrente, tra parchi giochi, aiuole fiorite e veri e propri viali alberati. Gli scorci sull’acqua sono molto gradevoli e alcuni tratti sono protetti da una staccionata in legno o in metallo.

Passiamo accanto al Suan Park, che precede l’abitato di Ziano, con il suo parco avventura (consigliato anche per gli adulti) e ci lasciamo il paese alle spalle lungo una strada soleggiata e sempre ciclabile, che attraversa l’ampio spazio del Parco bici kart di Panchià e arriva al ponte di legno, che stavolta attraversiamo per tornare sul percorso dell’andata.

Possiamo fare un’ulteriore deviazione verso il Lago di Tesero, continuando a costeggiare l’Avisio, ma ci discostiamo definitivamente dalla ciclabile prima di Masi di Cavalese, svoltando sul ponte che ci conduce su via Valzelfena in salita dolce e poi sempre più ripida verso Cavalese.

Cavalese - Campanile di San Sebastiano.
Cavalese - yogurt da Happy Yo.

Ovviamente è possibile proseguire sulla ciclopedonale ricalcando il percorso dell’andata oppure proseguire fino a Molina di Fiemme, ma noi abbiamo preferito fare una sosta nel centro cittadino per gustarci un fantastico e freschissimo yogurt da Happy Yo, che propone anche crêpe e waffle senza glutine. Se non siete mai stati a Cavalese, vale la pena lasciare le bici e fare almeno una passeggiata nel centro storico…

La nostra gita si conclude percorrendo la strada principale, dove si affaccia il Palazzo della Magnifica Comunità, e uscendo dal paese poco dopo la Chiesa di San Vigilio. Alla rotonda imbocchiamo via Trento, dotata di pista ciclabile, da cui si gode del panorama sulla valle e sulla catena del Lagorai. Svoltiamo a sinistra, in discesa verso Castello di Fiemme, ed eccoci tornati al punto di partenza!

Questo percorso ci è piaciuto molto perché permette di ammirare la Val di Fiemme e parte della Val di Fassa da una prospettiva inedita, spostandoci di parecchi chilometri e apprezzando il susseguirsi dei paesi e delle montagne. Percorribile in primavera inoltrata, estate e inizio autunno, è l’ideale per chi vuole approcciarsi al mondo delle bici, chi ama improvvisare deviazioni e chi desidera scoprire qualcosa di più su queste zone così ricche dal punto di vista storico e naturalistico.


INFORMAZIONI

Questo è il percorso che vi abbiamo raccontato:

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